
TECNOLOGIA DAL DNA
Da più parti si sostiene che gli esseri Grigi, comunemente visti
negli IR3 e IR4, siano esseri semibiologici. Chi ha avuto modo di
toccarne uno, ha avuto la netta impressione che si trattasse di un
essere "gommoso".
Ma è possibile coniugare la vita, il DNA, con la tecnologia?
Due anni or sono un articolo di Nick
Easen - eclettico scrittore, giornalista ed editore, che
scrive per il sito della CNN e per Time -
riportava un rapido riassunto dello stato dell'arte di questo connubio
tra vita e tecnologia informatica, ascoltando il
parere di tre fra i più grandi scienziati competenti nel campo: dr.
PETER J. BENTLEY -- Senior Research
Fellow/College Teacher/Writer/ Department of Computer Science/University
College London; prof. Ehud Shapiro -- Israel's Weizmann Institute
of Science;dr. Milan N. Stojanovic -- Department of Medicine/Columbia
University/New York.

Peter
Bentley
L'articolo,
intitolato "La vita può essere la chiave
per una nuova tecnologia?", è ispirato all'idea
di utilizzare l'attività e
le proprietà del DNA come base per lo sviluppo di una
nuova informatica. Secondo Peter Bentley una simile base avrebbe
la potenzialità per
garantire calcoli istantanei dell'ordine di centinaia di migliaia
di miliardi, dato che la vita è molto più potente
e abile nel fare i conti di qualsiasi altra cosa gli esseri
umani abbiano creato. I computer a base di DNA si interfaccerebbero
con il materiale vivente con grande facilità,
rendendone ideale l'uso in campo medico. Secondo Ehud
Shapiro,
che con la sua squadra di ricercatori ha messo a punto il computer
biologico più piccolo
del mondo, l'applicazione finale potrebbe essere addirittura
un "medico cellulare",
una sorta di computer biomolecolare che potrebbe agire all'interno
del corpo. Un simile "medico" verrebbe impiegato
per formulare diagnosi analizzando i dati provenienti dall'ambiente
biochimico, per esempio i tessuti dell'organo sotto osservazione,
e potrebbe curare sintetizzando e rilasciando le molecole farmacologiche
del caso. Al momento, comunque, i computer biologici non hanno
specializzazioni superiori a quelle di giocattoli sperimentali
e non hanno più potere
di una calcolatrice tascabile, e neppure si intravedono reali
applicazioni che possano essere messe sul mercato; mentre,
a detta del professor Shapiro, anche i computer ricavati dal
funzionamento
del DNA dovrebbero diventare flessibili e utilizzabili per
milioni di applicazioni differenti. Il
dottor Stojanovic (http://www.cs.unm.edu/~darko/biomolcomp.html
)ritiene però che
la tecnologia su base biologica attuale non sarà mai
in grado di competere seriamente con quella su base silicea.
L'applicazione
più pratica di una tecnologia che interfacci
l'aspetto biologico con i computer attuali, mettendo neuroni
o terminazioni nervose e cellule a scambiare dati con chip, attualmente
trova un ostacolo nelle difficoltà di produzione di simili
congegni. E' sempre Shapiro ad affermare: " Abbiamo molte idee
sulla progettazione di computer bio-molecolari, ma l'attuale biotecnologia
non è in grado di produrli". Indubbiamente alcuni dati
riguardo alcune forme aliene ci indicano che il modo di interfacciare
tecnologia e vita esiste. Questo connubio non ha però prodotto
esseri più avanzati da un punto di vista spirituale.
Nulla di ciò che i Grigi indicano ai soggetti IR4 è nuovo:
non c'è filosofia, religione, insegnamento spirituale
o movimento ecologico che non abbia già approfondito
e chiarito i legami sottili che collegano la materia vivente.
Non dobbiamo perciò chiederci se riusciremo a produrre
una tecnologia basata sul DNA, ma dovremmo domandarci con quale
spirito farlo e a quale fine. La sola accelerazione del mondo moderno,
o l'illusione di sconfiggere la morte - l'abbiamo già constatato
- non sono i bersagli giusti.
Giulia d'Ambrosio

Ehud Shapiro nel suo laboratorio con un giovane assistente

Milan Sojanovic nel suo laboratorio alle prese con
la tic-tac-toe machine
di sua progettazione
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